LA GIORNATA DELLA MEMORIA AL ROSETUM


La giornata della memoria (27 Gennaio) è ricordata in tutto il mondo e molto sentita in Italia e nelle sue scuole che vogliono trasmettere a tutti gli studenti la sensibilità su questo evento storico; ebbene anche all’ istituto Rosetum cerchiamo di ‘ricordare’ anche nel rispetto delle sue numerosissime vittime.
La preside, le suore e gli insegnanti dell’istituto, infatti, non mancano mai di ricordare questo fatto così importante e cercano sempre il metodo più adatto per far comprendere un accaduto d’ importanza così grande a dei ragazzi così piccoli.
Spesso i docenti ritengono opportuno raccontarci cosa accadde durante la Seconda Guerra Mondiale tramite dei film, ma quest’ anno hanno deciso di mettere da parte l’aspetto teatrale e cinematografico della persecuzione della ‘razza ebraica’ e di farci concentrare solo sulla pura e vera realtà.
Tutti gli studenti della scuola secondaria di primo grado, infatti, si sono recati in auditorium per assistere a una testimonianza della signora Goti Bauer (una giovane condotta a soli 12 anni nei campi di concentramento e sopravvissuta alla guerra) che racconta, non solo del Conflitto Mondiale e della persecuzione in generale, come i film, ma anche della sua personale esperienza ed emozioni.
Da questa testimonianza è stato possibile, per noi alunni, cogliere ogni dettaglio e ogni sentimento che solo coloro che li hanno provati sulla propria pelle possono descrivere e raccontare.
Abbiamo dunque potuto sentire e vedere questa triste storia da più vicino e provato a immedesimarci in essa.
La scuola ha voluto concentrarsi su questo fatto per fare capire a tutti noi quanto dolore ha provocato l’uomo e che questo dolore non va dimenticato o cancellato, ma va capito e conservato nei nostri cuori per rispetto ed onore verso coloro che morirono senza una colpa.

(Vanessa Belloni, II media A)


Per celebrare la giornata della memoria, io e i miei compagni, insieme alle altre classi, ci siamo recati in auditorium.
I nostri professori hanno deciso di farci capire quello che accadde durante la seconda guerra mondiale attraverso una testimonianza audio-visiva. Avevo già sentito molte volte la storia della persecuzione della “razza” ebraica, ma ascoltarla da una persona che l’ha vissuta mi ha fatto capire molto di più.  Spesso i film nascondono alcuni aspetti della vicenda, tendono a dare un lieto fine ed a ingigantire piccole cose, ma una persona protagonista di un fatto, racconta la verità, solo quello che ha vissuto e non trascura alcun dettaglio. Questa testimonianza mi ha colpito molto, mi è arrivata al cuore.
Una delle cose che ho preferito, rispetto ad un film, è che i sentimenti che il testimone ha provato erano espliciti e questo mi ha permesso di immedesimarmi nelle varie situazioni. Penso anche che non si debba trascurare questo giorno per nessun motivo.
Poiché è giusto comprendere che l’uomo è dotato di un preziosissimo strumento, il cervello, ma che spesso non è in grado di utilizzare correttamente. E’ importante celebrare questo giorno in memoria delle tantissime vittime che sono morte senza nessuna colpa e capire fino a dove è arrivata l’umanità solo per diversità.
Credo che non sia degno un uomo di esser chiamato tale se uccide, se umilia, se discrimina, se picchia, se fa del male o se si crede superiore. Ricordare questo giorno penso sia il minimo che possiamo fare per tutti coloro che sono stati picchiati, privati della loro vita, della loro dignità e libertà fisica, per coloro a cui è stata tolta la casa, la famiglia, il cibo e soprattutto la propria identità che è stata sostituita con un insignificante numero.
I nazisti sono stati capaci di toglier loro qualsiasi cosa, ma c’ è una cosa che non sono riusciti e mai riusciranno a togliere: l’anima.
Essa non è mai stata intrappolata, essa lottava per resistere alla morte fino all’ ultimo sospiro, essa era l’ “arma” che sconfisse i tedeschi , essa non è mai morta , ma vive ancora oggi nei cuori di tutti noi.

(Chiara Asllani, II media A)


Cercando sul dizionario la parola Shoah, ho avuto modo di capire il suo significato. Ho scoperto che è una parola ebraica che indica lo sterminio operato dai nazisti contro gli Ebrei. Per ricordare ciò che accadde in quegli anni è stata istituita la Giornata della Memoria.
Questa si celebra ogni anno in tutto il mondo il 27 gennaio; questa data è stata scelta perché proprio il 27 gennaio fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz. Nella nostra scuola per ricordare questa giornata abbiamo assistito nel nostro teatro alla proiezione della testimonianza di Silvana Segre.
Questa Signora è stata proclamata senatrice a vita dal Presidente Mattarella, per ricordare a tutti ciò che gli Ebrei hanno subito e quante sofferenze hanno dovuto sopportare.
Fra tutto ciò che ho avuto modo di ascoltare delle sua testimonianza, una cosa in particolare mi ha fatto riflettere.
Lei ha raccontato di u suo cugino molto anziano che, nel momento in cui ha sentito chiamare il suo nome nella lista di persone che dovevano salire sul treno diretto ad un campo di concentramento, ha scelto di suicidarsi buttandosi da un tetto.
Questo mi ha fatto capire quanto grandi dovessero essere le sofferenze nei campi di concentramento per scegliere la morte come migliore alternativa. Dopo la proiezione siamo tornati in classe e abbiamo discusso insieme giungendo alla ovvia conclusione che si è trattato di un’azione disumana e illogica.
La cosa più orrenda penso sia stato il motivo che ha spinto a questo sterminio di massa, ovvero un motivo economico.
Gli Ebrei erano infatti generalmente ricchi e quindi si è cercato di coprire con l’idea dell’odio razziale la volontà di privare un intero popolo dei propri beni.
Ci sono stati molti genocidi nella storia, tutti orribili e dobbiamo ricordarcene per non commetterli mai più.

(Alessandro Moroni, II media A)


Per la commemorazione della giornata della memoria, noi alunni della scuola media abbiamo guardato un filmato in auditorium, in cui la signora Liliana Segre, un'antifascista milanese sopravvissuta all'Olocausto e testimone di esso, ha espresso le sue testimonianze e i suoi ricordi. Abbiamo collettivamente apprezzato la minuzia delle descrizioni e la sua interpretazione dei fatti in chiave personale. Ciò che penso della Shoah è che sia stata una calamità che speriamo non avvenga più. Come detto anche da altri miei compagni, il genocidio perpetrato dai tedeschi nei confronti degli ebrei è stato uno dei maggiori disastri mai avvenuti a causa dell'uomo.
Provo rabbia nel constatare che gli uomini, la specie più evoluta di quelle esistenti, abbia dovuto scatenare una guerra simile per rendersi conto che la distruzione, la violenza e la belligeranza non sono mai un'esaustiva e definitiva soluzione.

(Chiara Asllani, II media A)


Il periodo della seconda guerra mondiale, credo sia stato il peggiore per la vita umana e in modo particolare per gli ebrei; incolpati dai nazisti di essere la causa della profondissima crisi economica che la Germania stava, insieme al resto dell’Europa, attraversando in quegli anni e considerati per convenienza politica una razza inferiore da eliminare con ogni mezzo.

 

La Shoah, in lingua ebraica “catastrofe” o “distruzione”, è stata organizzata in modo che venissero eliminati tutti gli ebrei, nel più breve tempo possibile e nel modo più definitivo.

 

Loro, che non avevano colpa di nulla, non sapevano cosa avessero fatto, quando furono uccisi o portati nei campi di concentramento, dove vennero bruciati e ridotti in cenere, trasformati in un “nulla”.

 

Durante la giornata della memoria, nella nostra scuola, abbiamo visto una testimonianza di una signora sopravvissuta ad Auschwitz, il campo di concentramento, dove milioni di persone furono sterminate: picchiate, maltrattate, private della dignità umana; venne tatuato loro sulla pelle un numero, perché fossero facilmente riconosciuti.

 

Raccontò quanto sia stata dura la sua vita, dal momento in cui cominciò la guerra: non poté più frequentare la sua scuola, cercò di fuggire in Svizzera con suo padre, ma furono rimandati a casa.

 

Dopo un po’ di tempo, venne portata al carcere di San Vittore a Milano, dal quale venne poi caricata su uno dei vagoni che partivano per quel terribile luogo.

 

Fu un episodio spaventoso, del tutto sconsiderato e malvagio dal mio punto di vista e, penso, da quello di tutti.

 

Delle persone venivano emarginate dalla società e uccise, solo perché venivano accusate di qualcosa che non avevano fatto.

 

Spesso la mia bisnonna lacrima ancora un po’, ricordando quel periodo lontano, quando suo marito, ancora giovane soldato inviato a combattere in Monte Negro, fu fatto prigioniero dei tedeschi e deportato con i suoi compagni su un treno lungo con vagoni tipo “carro bestiame” … in un campo di concentramento!

 

Spaventato e affamato fu “spinto” in un grande cortile diviso in due da un reticolato: da una parte gli ebrei e dall’altra loro; i prigionieri di guerra.

 

Divisa in tessuto rigida a strisce, duro lavoro per 12 ore in una fabbrica di fili di ferro, zuppa di rape e un tozzo di pane duro al mattino e a sera, riposo in baracche su tavole di legno.

 

Una vita durissima, senza alzare mai la testa, senza parlare o lamentarsi, per non ricevere schiaffi e punizioni a raffica.

 

Durante le frequenti incursioni aeree e i bombardamenti venivano fatti rifugiare in cunicoli sotterranei … il mio bisnonno raccontava che stavano molto male, ma era comunque meglio degli ebrei che denutriti, sporchi, rasati a zero e maltrattati … finivano in una baracca dal cui camino usciva un fumo scuro e maleodorante e da dove gli sembrava, non ne ritornassero.

 

Dopo un bombardamento rimase ferito ad una spalla, arrivarono gli americani e … dopo giorni in ospedale fu rimandato a casa … senza mai dimenticare quell’orrore!!!

 

 

 

(Camilla Binda, II media A)